Ne ritaglio un lembo
Gennaio 5, 2009
Di nuovo sera, di nuovo tempo perso quando invece, di tempo, non ce n’è più da un pezzo.
Su Gaza cadono bombe mentre noi ci divertiamo ad accenderne con la minerva a capodanno. Verrebbe quasi da invidiarli per i botti che ci sono lì, roba che neanche a Napoli.
E di nuovo un’altra giornata è volata via tra le parole dei soliti, noiosi e pedanti “intellettuali” comunisti che, pur di mantere fede al loro credo, riempiono il loro cervello e le nostre palle di cumuli di cazzate. Sopportiamo in silenzio e ridiamo di loro. Che dicevamo ieri, non si inizia mai un periodo con “e” congiunzione? E allora vaffanculo, di nuovo, e fanculo la sintassi.
Ho deciso di perdere altro tempo a scrivere per far leggere non so cosa a non so chi. Sarà edonismo o, magari, semplice solitudine.
Citando Sorrentino, che parla attraverso Servillo, che parla attraverso Andreotti: “credi forse che questa folla oceanica mi abbia fatto sentire meno solo?”. No.
“Apri il portello HAL”, “Non posso”.
Allora vaffanculo figlio di puttana.