Cavalletto

Gennaio 25, 2009

Non scrivevo da tanto. Il tempo è sempre meno, la malinconia sempre la stessa, la voglia sempre di più.
Con grande gioia, negli ultimi tempi mi diverto a filmare tutto ciò che mi capita a tiro, conscio che non servirà mai a nulla se non a regalarmi qualche sorriso.
Proprio oggi guardavo uno splendido film di Wim Wenders, dove Samuel Fuller cita una battuta di Groucho Marx: “La vita è colori, ma è il bianco e nero e più realistico”. Quanta verità.
Il film è “Lo stato delle cose” e,  negli ultimi tempi, devo dire che è una efficace trasposizione cinematografica del mio stato d’animo attuale, in quanto cosa. 

Per concludere, una citazione d’autore: “bella non è”, disse il porco sulla tavola, “questo tutto mi sembra meno che una partita a carte”.

Giornata riflessiva, mi sto chiedendo, molto seriamente, quale sia l’atteggiamento che ci dà più credibilità: il cattivone senza scrupoli, il duro ma onesto, lo spacciatore colombiano col cappello bianco che grida “mi casa es tu casa” – sempre che si scriva così – o l’inzerbinito con la faccia da ebete.

Parlando da economista: se la tattica più efficace da adottare nel breve periodo è quella del burbero intollerante in versione “sergente Harman”, nel medio e lungo periodo, con il concludersi delle guerre, quel che ne rimane non è che una misera, infelice e patetica figura che somiglia ad un anziano contadino rincoglionito dall’età più che al sergente in questione.

Un saggio banale e politicizzato direbbe che bisogna essere “se stessi”. Allora stiamo freschi.
Io dico che ognuno deve fare il cazzo che gli pare, basta che non rompa le palle agli altri. Soprattutto basta sapersi adeguare al contesto.

Poco fa ho finito di guardare “Lady vendetta”. Più bello di “Old Boy”, bravo Park Chan-Wook, sei uno tosto. Adesso vorrei avere io a disposizione tutti quelli che mi stanno sui coglioni per gonfiarli di botte in una scuola abbandonata.

Per questo noi in finlandìa abbiamo inventato caramelle finlandesi. Ricola.

Ne ritaglio un lembo

Gennaio 5, 2009

Di nuovo sera, di nuovo tempo perso quando invece, di tempo, non ce n’è più da un pezzo.
 Su Gaza cadono bombe mentre noi ci divertiamo ad accenderne con la minerva a capodanno. Verrebbe quasi da invidiarli per i botti che ci sono lì, roba che neanche a Napoli.

E di nuovo un’altra giornata è volata via tra le parole dei soliti, noiosi e pedanti “intellettuali” comunisti che, pur di mantere fede al loro credo, riempiono il loro cervello e le nostre palle di cumuli di cazzate. Sopportiamo in silenzio e ridiamo di loro. Che dicevamo ieri, non si inizia mai un periodo con “e” congiunzione? E allora vaffanculo, di nuovo, e fanculo la sintassi.

Ho deciso di perdere altro tempo a scrivere per far leggere non so cosa a non so chi. Sarà edonismo o, magari, semplice solitudine. 
Citando Sorrentino, che parla attraverso Servillo, che parla attraverso Andreotti: “credi forse che questa folla oceanica mi abbia fatto sentire meno solo?”. No. 

“Apri il portello HAL”, “Non posso”.
Allora vaffanculo figlio di puttana.

Altro tempo perso

Gennaio 4, 2009

Questo è il primo post del mio primo blog, non so a cosa serva e non so perchè lo sto scrivendo.

Probabilmente domani nulla di tutto questo esisterà più. 

Mi chiedo se scrivere memorie che nessuno ha intenzione di leggere, me compreso, sia un modo intelligente per impiegare il tempo. Una vocina flebile risponde di no ed io continuo. Sono le 5.20 del mattino, alle 10 dovrei svegliarmi e darmi da fare studiando su libri che trattano quel modo evoluto ed intelligente di mettere le persone alla gogna che è l’economia, in fin dei conti, il minimo che meritano.

E continua a martellarmi la testa una vocina che dice “non si inizia mai una frase con ‘e’”. La mandiamo a fare in culo? E allora mandiamocela: vaffanculo.

 

Delirio, Jodorowsky sarebbe fiero di me